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COMUNICATO ASMOI
Cari colleghi

per la prima volta da non so quanti anni, la magistratura italiana ha condannato un ottico per esercizio abusivo della professione medica oculistica. La sentenza è stata emessa dalla corte d’Appello di Firenze l’altro ieri, il 3 novembre 2008. Non è ancora nota nella sua interezza con le motivazioni, ma molto significativa. I fatti, molto sinteticamente, sono questi: l’ottico in questione – di Firenze - aveva effettuato misurazioni e valutazioni, per di più su un minore, che andavano oltre quello che prescrive la legge (semplice misurazione di miopia o presbiopia). Il Tribunale, in un primo tempo, lo aveva assolto. La Corte d’Appello, invece, accogliendo le tesi del Pubblico Ministero sostenute dal consulente legale di SOI e ASMOI (costituitesi parte civile), ha riconosciuto l’operato dell’ottico come pratiche che invadevano la competenza medica. Quindi esercizio abusivo della professione. La condanna comprende anche un risarcimento per la SOI; piccolo ma dal grande valore simbolico.

Vi informerò meglio e con maggior particolari su questa vicenda quando la sentenza sarà nota, nei prossimi giorni. Nel frattempo lasciatemi dire: era ora.

Ci voleva questa sentenza, perché finalmente interrompe una storia di eccessiva tolleranza di molte autorità sanitarie e di una eccessiva permissività della giurisprudenza in tema di esercizio abusivo della professione medica oculistica da parte di ottici che si definiscono “optometristi”. Vorrei ricordare, infatti, che esiste l’optometria come tecnica; ma non esiste giuridicamente la figura dell’optometrista.

Ci voleva questa sentenza; vista l’incoscienza con cui certi politici, in nome di una malintesa “modernità”, stanno progettando di trasformare - naturalmente per decreto e con sanatoria (la preparazione è un optional) - tutti gli ottici in “ottici optometristi”. Una figura che essendo priva di effettive competenze sarebbe sostanzialmente un pericolo per il pubblico. I famosi “oculisti scalzi” di cui parlavo qualche tempo fa.

Speriamo che, come ogni tanto accade in Italia, qualche buona sentenza della magistratura possa smuovere vizi incancreniti e chissà, magari la coscienza di qualcuno.

Matteo Piovella



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