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Anche per la responsabilità medica si applica la mediazione
In attuazione alla L. 69/2009, il Dlgs 28/2010 disciplina la materia della mediazione “finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali”. Il testo prende in considerazione il rapporto tra procedura conciliativa e processo davanti al giudice ordinario e lo suddivide in tre differenti ipotesi: la mediazione volontaria, quella demandata al giudice e quella obbligatoria. Quest’ultima, regolata all’art. 5 del Dlgs, nelle materie in esso specificatamente indicate, tra cui vi è anche la responsabilità medica, pone come condizione di procedibilità l’esperimento preliminare del procedimento della mediazione. La finalità dell’istituto è quello di permettere alle parti di raggiungere un accordo amichevole con la formulazione di una proposta per la risoluzione della controversia. L’attività di mediazione è affidata ad un soggetto terzo, imparziale cd. “mediatore”, che assiste le parti in lite, avvalendosi di esperti iscritti negli albi dei consulenti presso i tribunali, conducendole alla soluzione pacifica della controversia. Il procedimento non può avere durata superiore ai quattro mesi. L’art. 6 del Dlgs 28 aggiunge che il giudice potrà desumere argomenti di prova da utilizzare nel successivo giudizio ordinario, se una delle parti si sottrae alla mediazione senza giustificato motivo.
Qualora al termine del procedimento venga raggiunto un accordo, si stilerà un verbale nel quale vengono riportate le condizioni dell’accordo stesso; diversamente, si formulerà una proposta di conciliazione. Se, poi, neanche questa dovesse avere esito positivo, la procedura si concluderà con il deposito del verbale presso la segreteria dell’organismo di mediazione (in copia anche alle parti).
 Ad un attento esame la disciplina legislativa sembra essere molto generica nell’individuare gli obblighi e i doveri del mediatore chiamato, peraltro, ad operare in un ambito di competenza e materie molto vasto e vario. Sarebbe, perciò, auspicabile da parte del legislatore maggior dettaglio sulla preparazione di questa figura professionale in funzione dell’ambito di operatività. In assenza di ciò si corre il rischio di non sfruttare a pieno tutte le potenzialità del procedimento, con la conseguenza di non contenere come si potrebbe la conflittualità tra operatori sanitari e cittadini.
 
Per approfondimenti si rimanda al Notiziario SOI5/2010




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