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Secondo la recente sentenza della Corte di Cassazione Civile n. 3847/2011, delle carenze della struttura sanitaria risponde anche il medico con il quale il paziente abbia instaurato un rapporto di natura privatistica.
Con una recente pronuncia ( 22 ottobre 2010 – 17 febraio 2011 n. 3847), la Corte di Cassazione torna ad affrontare due temi di rilevante importanza quali la responsabilità del medico per l’omessa indicazione al paziente delle carenze della struttura sanitaria presso la quale egli opera e l’accertamento del nesso causale, unitamente al connesso principio del “più probabile che non”.
Se in tema di nesso eziologico, la sentenza in esame si pone in linea di continuità con i principi già affermati in precedenza dalla stessa Suprema Corte, in merito alla responsabilità per le carenze della struttura sanitaria si sono formati in giurisprudenza due orientamenti contrapposti, tendenti l’uno ad affermare una responsabilità solidale del medico e della struttura sanitaria, l’altro solamente quella della struttura ospedaliera stessa.
La prima questione trattata dalla Corte di Cassazione attiene l’accertamento del nesso causale: esso può essere definito come il rapporto che intercorre fra un comportamento astrattamente considerato (tenuto dall’autore del fatto) e l’evento dannoso.
In ambito civile, con particolare riferimento alla responsabilità professionale, il nesso causale viene ritenuto sussistente alla luce del criterio del “più probabile che non”: in altri termini, qualora (sulla base delle predette leggi di copertura) sia più probabile che non che alla commissione di un determinato fatto consegua un danno, il nesso di causalità può ritenersi provato e ciò in forza anche del fatto che la Giurisprudenza ha ormai abbandonato l’orientamento secondo il quale l’accertamento del nesso citato debba fondarsi su un giudizio di certezza assoluta, essendo sufficiente a tali fini la mera ragionevole probabilità.
Ulteriore rilevante questione oggetto della pronuncia in esame attiene alla responsabilità del medico per le carenze della struttura sanitaria presso la quale egli svolge la propria attività.
Sul punto, occorre segnalare che non vi è appunto, in giurisprudenza, unità di vedute: la sentenza n. 3847/2011, invero, riconosce in capo al medico la responsabilità per l’omessa informazione al paziente delle carenze della struttura presso la quale egli opera alla luce sia della natura trilaterale del rapporto che si instaura fra medico - paziente- struttura ospedaliera, sia degli obblighi di protezione, derivanti da tale contratto, nei confronti del paziente stesso.
Il medico sarà, pertanto, chiamato a rispondere dei danni derivati dalle carenze della struttura, pubblica o privata, presso la quale egli opera laddove si dimostri che, se correttamente informato, il paziente non avrebbe accettato di sottoporsi a cure presso tale struttura.

Per approfondimenti si rimanda al Notiziario SOI 3/2011



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